Auditorium (100x100)
Marziano Bernardi - «La Stampa» (1976)

Della sua pittura altra volta scrivemmo che l'impianto
grafico, tecnicamente espertissimo, resta sempre il
supporto della sua fresca, fertile e libera immaginazione nel comporre il motivo del quadro: ma è appunto il dono di invenzione dei motivi pittorici che maggiormente colpisce nel suo muovere dei dati realistici, anzi «naturalistici» per dar libero campo alla fantasia.
E' Chiaro che la sua cultura ha reperito elementi figurativi nelle esperienze plastiche più varie del nostro tempo, e che in qualche natura morta egli si richiama a Sutherland, con qualche sfondo a Gentilini. La sua originalità però non ne soffre perché la schiettezza della commozione (vedere le numerosi versioni dei racconti di periferia) sgorga in lui inalterata con la vena di un costante caldo sentimento umano, che da tema a tema denuncia la sua affettuosa partecipazione alla vita umile, sia degli uomini che degli oggetti. Ma il suo esistenzialismo
resterebbe un fatto letterario se l'istinto pittorico non reclamasse la sua parte manifestandosi con un colore ora limitato, si direbbe dalla malinconia, ora teneramente effuso in dolcissime modulazioni, in una parola: un pittore completo che ha molte cose da dire, e sa dirle con il linguaggio personale che
determina uno stile.

Agonismo

Raffaele De Grada (1970)


Alfredo Levo esercita l'arte dello scenografo alla Televisione e dipinge per pura passione, senza immediate necessità professionali.[...] Il trovarsi perciò di fronte ad un artista che ricostruisce la realtà, senza ridursi a una facile scappatoia oggettuale, ma con i mezzi della pittura, linea e colore, ci induce a considerare con simpatia questo suo impegno, che nel caso di Levo e molto bene assolto.
Si vede bene nelle «composizioni» in cui la collocazione degli oggetti, pur nel ricordo cubista, tende a dare il massimo risalto alla loro corposità
pittorica. In questo genere di pittura oggigiorno la mutuazione dalla Pop Art ha spento quell'incanto della materia, che è in parte intrinseca del discorso artistico. Se la forma non vive per i suoi valori pittorici, anche l'emozione di partenza si spegne e si determina un oggettualismo bruto, che identifica il quadro al mobile, decampando dal tipo di espressione, anche se non si vuol più dire di bellezza, perseguito. Levo ne è ben cosciente.
Nelle sue «composizioni» egli non è a caccia dell'effetto ma della bellezza della materia, alla quale affida, come all'impostazione compositiva, il risultato poetico e pittorico. È una materia ambrata o d'avorio, da pittore che non sfugge ad alcuna difficoltà e piace subito perché è nella linea della vera pittura.


Le scarpe di Charlot

Pedro Fiori - Presentazione personale presso
«La Clessidra» di Torino (1972)

Al di là di complicazioni intellettualistiche, il discorso
di Levo acquista infatti consistenza e significato
attorno a quella sua evocatività lirica, a quella sua capacità di trasmettere al reale una carica di poesia, di incidenza comunicativa, che vanno oltre il contesto pittorico. In un confronto tra razionalità enumerativa – che ordina e stabilisce l'equilibrio interno – e la forza dell'intuizione – che non pone limiti al sentimento – è evidente che Levo approfondisce per esprimersi quest'ultima, cioè il motivo scaturito dalla
dimensione dell'emotività. Ciò avviene nell'ambito di una rappresentazione tutta tesa e contenuta ad un tempo nell'intimo, senza affettismi o gesti sproporzionati, rispondenti al bisogno di comunicare. Ma ciò non vuol dire che l'atteggiamento espressivo di Levo persegua edonismi plateali o rifiuti del resto di affrontare le contraddizioni di ogni tipo del mondo che lo circonda, di una quotidianità che appare spesso sotto il profilo di relazioni assurde. [...]


Avvenimenti
Albino Galvano (1969)

L 'attività di pittore e disegnatore di Alfredo Levo si pone sotto il segno di un'indagine tanto puntuale quanto patetica ed emozionata delle cose che ci circondano e del loro rapporto con l'uomo.
Il suo segno acuto e pungente, la qualità di una grafia analitica ma sempre commossa, si ripercuotono dai fogli alle tele in un'unità di visione che è come la conferma del carattere di diario e di confessione
della sua testimonianza d'artista. Grafico di professione, Levo padroneggia con estrema sicurezza i mezzi tecnici, persino le civetterie, di chi conosce ogni segreto dell'impaginazione della grafia, delle
inchiostrature e delle raschiature. [...] Ma non vorremmo che troppa insistenza sui contenuti della pittura di Levo vietasse allo spettatore di rendersi conto della sapienza figurativa che rende le sue immagini così comunicative. Il fitto tramare dei segni sul foglio, quello delle velature sulle tele, è frutto di una lunga esperienza che si consuma ormai nella felicità di un discorso sapientemente evocativo
di immagini e di affetti.

Omaggio a Picasso

Roberto Antonetto (2014)

Accade che un artista sia (spesso) un uomo di gran lunga peggiore della sua arte.
Alfredo Levo, il mio amico pittore, è stato invece uomo pari alla sua arte. Una persona benefica, come la sua capacità di creare immagini: uno di quelli per cui nel mondo d'oggi ti vien voglia di ringraziare il Cielo o il Caso che non siano scomparsi dalla faccia della terra.
Perché sapeva regalare, con una candida generosa bontà che non aveva pudore di se stessa, soprassalti di emozione e contagi di forza a chi godesse della sua affettuosa stima: io sono stato tra questi.

Sapeva rimescolarti il cuore ad ogni incontro con nuove scintille di affetto e di considerazione.
E prima di andarsene, ogni volta, lasciava il suggello di uno scherzoso e sincerissimo abbraccio verbale: «Sei un grande!». Era un modo tutto suo per dire che ti riconosceva, lui, una statura che gli altri misconoscevano o avversavano.

Ti voleva dire che lui sapeva distinguere fra quanto vali e dove sei arrivato, fra te e le tue opere, fra i tuoi tesori e i tuoi disastri. Può essere più di questo l'intelligenza di un uomo nei confronti di un altro?

Perciò io sono debitore a Levo uomo, e altro non so scrivere nel momento in cui le sue opere ripropongono Levo artista. Perché se tale non fosse stato l'uomo, le sue poetiche invenzioni non sarebbero state quelle che la mostra di oggi riconsegna. La sua capacità di definire con linee grafiche nette un popolo immobile di uomini, statue e marionette, e di trasportarlo in un mondo fantastico di tenera materia colorata, ha costruito di tela in tela la stupefatta scenografia di una rappresentazione di noi stessi in bilico fra realtà e sogni, con le nostre legittime malinconie e la nostra perdonabile voglia di rifugi.

Ci ha risparmiato, il solitario ma tenacissimo esercizio di pittura di Alfredo Levo, aggressioni provocatorie, rivoluzioni a buon mercato, lampanti truffe d'arte. Senza chiasso, in punta di piedi, ha intessuto limpidi misteri che ci aiutano a sopportarci.

Così era lui, il mio amico pittore.


Le bagnanti

Alfredo Levo e la Promotrice (2014)

Il lungo percorso pittorico di Alfredo Levo si è sviluppato per molti anni anche nelle sale della Promotrice al Valentino, con una presenza sempre affabile, pronta al dialogo, capace di raccontare
gli aspetti più piacevoli della sua esperienza. Lo ricordo dinnanzi ai suoi quadri insieme agli amici e, in particolare, in occasione delle mostre sociali, sino quella del 2013 dove aveva proposto la tela
«Circonvallazione». Ora possiamo rivedere una scelta di opere che vanno dagli anni ’60 ad oggi e che documentano il suo cammino artistico e il desiderio di comunicare l’amore per l’arte figurativa, per un ambiente che sempre lo affascinava, per il rapporto con l’ambiente culturale Torinese.
Un viaggio che ricordo con vero piacere e che rappresenta una pagina dei 172 anni della promotrice.

                                                                                     Orietta Lorenzini


Abbandono

Egidio Albanese (2014)

Forse è giusto che sia io, il suo allievo, a chiudere la presentazione di questo catalogo.

Lo faccio con queste poche note che proveranno a dare l’idea della stima per l’uomo e per l’artista Levo.
Ho avuto il piacere di conoscere Levo all’Istituto Domenico Savio dove io accompagnavo le mie figlie e lui le nipoti. Dopo un periodo in cui, insieme ad altri genitori, prendevamo il caffè ogni mattino senza quasi conoscerci, ha avuto modo di vedere un ritratto di San Domenico Savio eseguito da me per un omaggio alla scuola.
Potrei dire che è stato amore a prima vista.
Una volta scoperta la nostra passione comune per l’arte è nata una profonda amicizia che non si è mai esaurita. Dopo aver visto la mia opera mi ci ha portato davanti e, con la sua proverbiale
gentilezza, ha cominciato a lodarne le qualità «… vedi queste pennellate! Questa è Arte, chi è in grado di dare queste pennellate è uno che ha l’arte nel sangue, che può fare molto... Devi continuare, devi andare avanti!».

Mi ha poi invitato ad andare nel suo studio e mi ha fatto vedere le sue opere. Da parte mia ne sono rimasto entusiasta. In particolare mi hanno colpito l’effetto materico che dava alle sue opere e la poesia dell’accostamento del carboncino con l’acrilico.
Cosa dire poi sui temi del passato con il quale ho subito trovato la massima affinità, d’altra parte non poteva che essere così viste le mie origini e che la mia prima volta, la prima volta in assoluto, all'età di 12 anni, che ho provato a mettere dei colori su un foglio di carta, ho rappresentato la nave di Enea che lascia Troia incendiata.
In seguito, nonostante la sua giustificata gelosia per la sua tecnica, unica e personale ha voluto condividerla con me.
In breve sono diventato suo allievo, così, con naturalezza, senza premeditazione.
La qualità delle mie opere ha subito una costante escalation che sicuramente non ci sarebbe stata se non avessi avuto lui al mio fianco.

Consigli dati comunque con umiltà, non con l’arroganza, di chi ti fa pesare che lui è il «Maestro» e tu l’ultimo arrivato che deve pendere dalle sue labbra. Umiltà con la quale arrivava ad ascoltare lui le rare volte in cui ero io a dire, «sai, qui non mi pare che tu l’abbia risolto bene, fossi in te lo rivedrei…».
Da lui ho appreso anche la tecnica dell’incisione, l’unica produzione artistica di serie che mi affascina.
Mi spiace solo che si tratti di una tecnica apprezzata da pochi eletti mentre la massa non vede che l’olio. Voglio cedere persino all’orgoglio di inserire in queste poche note, di Levo ci sarebbe da scrivere per ore, una delle mie incisioni proprio perché ritrae lui in un momento particolare.

A Levo non potrò che essere sempre riconoscente, per quanto insegnatomi e per la sua stupenda amicizia che, e non è retorica, resterà sempre scolpita nella mia mente.


Esposizioni principali:

Collettive:
Dal 1961 Promotrice delle Belle Arti di Torino
Dal 1961 al 71 Piemonte Arrtistico Culturale
Mostra dei pittori piemontesi, Arezzo
Mostra Nazionale della Corona Ferrea, Monza
1963 "I pittori d'oggi", Saint Vincent
Dal 1961 al 1967 Quadriennale di Torino
Mostra Nazionale del risorgimento
Mostra Nazionale del Lavoro
Mostra Nazionale del Barocco
1964 Mostra Nazionale, Marsala
Mostra Nazionale, Paderno Dugnano
1965 - 67 Mostra del bianco e nero, Asti
1965 Mostra Internazionale del BIT
1966 - 67 Mostra Nazionale "Fiera della Arti", Bari
Pittori piemontesi alla "Maggiolina", Alessandria
1966 - 68 Mostra Naz. Premio d'Arte "Maternità", Milano
1966-67-68-70 Mostra Nazionale Città di Imperia
1968-69-70-71 Navetta d'Oro, Chieri
XXV e XXVI Biennale d'Arte, Milano
1972 Collettiva alla "Clessidra" di Milano
1973 "I pittori del Monferrato torinese", Sauze d'Oulx
1973 "Cuneo incisioni", Premio Biennale di Arte Grafica
1974 -76 Mostra Internazionale, Düsseldorf
1977 - 83 - 90 Mostra d'autunno, Galleria Galeasso di Alba
1981 "20 fiori per 20 anni", Galleria Galeasso di Alba
1990 Mostra Galleria Accademia di Torino
1992 Mostra per il Museo di Volvograd, Russia
1993 Mostra alla Regione Piemonte, Torino

Personali:
1963 Piemonte Artistico Culturale, Torino
galleria d'Arte Permanete di Milano
1964 Galleria "La tavolozza", Ferrara
1966 Galleria "La Buca del Muretto", Alassio
1968 Galleria "La Giostra", Asti
1969 Galleria Viotti, Torino
1970 Galleria "La Clessidra", Milano
1972 Galleria d'Arte "Permanente", Milano
1975 Galleria "L'Aleramica", Casale Monferrato
1990 Mostra come autore del Palio di Alba


Premi e riconoscimenti:

1964 Medaglia d'oro alla Promotrice delle Belle Arti di Torino
1965 Premio Gazzetta del Popolo, Mostra d'Autunno
1967 Medaglia d'oro, Mostra Nazionale Città di Imperia
1968 Medaglia d'oro, Mostra Internazionale di grafica, Ancona
1969 Medaglia d'oro, Promotrice delle Belle Arti di Torino
1970 Medaglia d'oro, Mostra Nazionale Città di Imperia
1972 Premio Città di Milano
Premio Europa 1972 di Grafia e Pittura
1972 Medaglia d'oro, Premio Nazionale Tribuna Stampa
Premio galleria Galeasso di Alba per i 30 anni di attività